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Il Green Deal Europeo: Obiettivi Globali e Impatti nel Settore Zootecnico

24/01/2025

Biotecnologie Applicate al Settore di Depurazione delle Acque: Soluzioni Innovative per un Futuro Sostenibile

21/02/2025

Il ruolo degli additivi biotecnologici nella produzione di biogas

 

La produzione di biogas rappresenta una delle soluzioni più sostenibili per il recupero energetico da materiali organici, contribuendo a una significativa riduzione dell’impatto ambientale. Tuttavia, l’efficienza di questo processo dipende non solo dalla qualità delle biomasse utilizzate, ma anche dall’equilibrio microbiologico che guida la digestione anaerobica. In questo contesto, gli additivi biotecnologici rivestono un ruolo cruciale: grazie alla loro capacità di ottimizzare le condizioni biologiche all’interno del digestore, favoriscono una maggiore resa energetica e una gestione più sostenibile delle risorse. Approfondiamo insieme le potenzialità delle biotecnologie e il loro impatto sull’intero ciclo produttivo del biogas.

Le biomasse

Le biomasse rappresentano una delle fonti principali per la produzione di energia rinnovabile e derivano da una varietà di materiali organici.

Sottoprodotto agricoli

Comprendono residui derivanti dalla raccolta e lavorazione delle colture, come paglia, stocchi di mais, gusci e bucce. Questi materiali, spesso considerati scarti, trovano una seconda vita nei processi di produzione del biogas e/o biometano o come combustibile per gli impianti a biomassa legnosa. La loro valorizzazione consente di ridurre l’impatto ambientale delle attività agricole e di chiudere il ciclo dei nutrienti.

Colture energetiche

Sono piante coltivate specificamente per la produzione di energia. Tra le più comuni troviamo il mais, il sorgo, il triticale e il miscanto, coltivati per il loro alto rendimento in termini di biomassa per ettaro. Queste colture sono particolarmente apprezzate negli impianti a biogas per la loro elevata digeribilità anaerobica, che garantisce una produzione stabile di metano. Tuttavia, il loro utilizzo solleva dibattiti sulla competizione con la produzione alimentare e sull’uso sostenibile del suolo.

Deiezioni Animali

Letame e liquami, sono materiali organici ricchi di sostanza organica e nutrienti. Provenienti principalmente dagli allevamenti zootecnici, rappresentano una risorsa importante per la produzione di biogas. La loro digestione anaerobica non solo genera energia, ma contribuisce a ridurre le emissioni di gas serra come il metano, che altrimenti si disperderebbe nell’atmosfera durante la decomposizione naturale. Inoltre, la valorizzazione di letame e liquami in impianti a digestione anaerobica garantisce una miglior gestione dei nitrati. Il digestato, prodotto secondario del processo, può essere utilizzato come fertilizzante naturale, contribuendo a un’agricoltura più sostenibile.

Sottoprodotti agroindustriali

includono materiali derivanti dalla lavorazione industriale di prodotti agricoli, come scarti di frutta, vinacce, sansa, siero di latte e oli esausti. Questi residui, spesso abbondanti e concentrati in specifici periodi dell’anno, offrono un’elevata resa energetica grazie alla loro composizione chimica ricca di zuccheri, grassi e proteine. Il loro trattamento in digestori anaerobici rappresenta una soluzione efficace per ridurre i costi di smaltimento e minimizzare l’impatto ambientale dell’industria agroalimentare.

Queste diverse tipologie di biomasse evidenziano come risorse considerate scarti possano essere trasformate in opportunità, favorendo una transizione verso un’economia circolare e sostenibile.

Fanghi industriali

I fanghi industriali sono materiali organici residui derivanti dai processi di trattamento delle acque reflue di origine industriale (industrie alimentari, caseifici, cantine, birrifici, distillerie, zuccherifici, macelli, cartiere, concerie ecc…). Questi fanghi, spesso ricchi di sostanze organiche ed elementi nutritivi, possono essere utilizzati come biomassa per la produzione di biogas attraverso processi di digestione anaerobica. La loro valorizzazione energetica rappresenta una soluzione sostenibile per ridurre l’impatto ambientale dello smaltimento e diminuire i volumi destinati alla discarica, contribuendo al recupero di energia e nutrienti.

Fanghi urbani

I fanghi urbani provengono principalmente dal trattamento delle acque reflue domestiche nei depuratori. Si tratta di una biomassa stabile e omogenea, con un elevato contenuto di sostanza organica, che può essere impiegata in digestori anaerobici per la produzione di biogas. Questo processo consente di recuperare energia e di ridurre l’impatto ambientale derivante dal loro smaltimento tradizionale, promuovendo una gestione più sostenibile delle risorse urbane.

FORSU

La FORSU (Frazione Organica dei Rifiuti Solidi Urbani) rappresenta i rifiuti organici derivanti dalla raccolta differenziata, come scarti alimentari e residui vegetali. Grazie al loro elevato contenuto di sostanza organica facilmente biodegradabile, sono particolarmente adatti alla digestione anaerobica, che permette di produrre biogas e compost di alta qualità. La valorizzazione della FORSU contribuisce a ridurre la quantità di rifiuti destinati alle discariche e inceneritori, promuovendo un modello di economia circolare e sostenibile.

Gli inconvenienti in fase di produzione / lavorazione / fermentazione

La produzione ed il trattamento del biogas, non è esente da sfide operative che possono compromettere l’efficienza dell’impianto. Tra gli inconvenienti più comuni rientrano problemi legati alla presenza di composti indesiderati, formazioni superficiali nel digestore e difficoltà meccaniche che possono influire negativamente sull’intero processo.

Uno dei problemi principali è la presenza di solfuro di idrogeno (H₂S), un gas tossico e corrosivo generato durante la fermentazione anaerobica, specialmente in presenza di materiali ricchi di zolfo. L'H₂S, oltre a rappresentare un rischio per la sicurezza, può danneggiare gravemente le componenti metalliche dell’impianto, come motore, pompe, tubazioni e componenti metalliche in genere, accelerandone l’usura. La gestione di questo gas richiede interventi specifici, come l’uso di filtri o additivi chimici, per ridurre il contenuto di zolfo nel biogas prodotto, ma può essere già sensibilmente ridotto a livello preventivo ottimizzando la biologia del digestore.

Un altro problema frequente è rappresentato dalla formazione di schiume e croste all’interno del digestore. Questi fenomeni possono essere causati da un eccesso di grassi, proteine o tensioattivi nelle biomasse in ingresso, che alterano l’equilibrio del processo biologico. Le schiume ostacolano la liberazione del biogas, riducendo l’efficienza complessiva, mentre le croste solide che si formano sulla superficie del digestato possono bloccare/deteriorare gli agitatori, rallentando il mescolamento e creando zone stagnanti nel digestore. Questi problemi richiedono interventi di manutenzione costanti, aumentando i costi operativi e i tempi di inattività dell’impianto. Le biotecnologie possono essere un valido alleato in tal senso, sia a scopo curativo che a scopo preventivo.

Le ostruzioni e i blocchi meccanici, causati dall’accumulo di materiali fibrosi o da una scorretta gestione del carico organico, sono un’altra fonte di inefficienza. Gli intasamenti delle pompe, delle tubazioni o degli scambiatori di calore possono interrompere il flusso di materiali, rendendo necessarie operazioni di pulizia manuale o il fermo dell’impianto per la sostituzione dei componenti danneggiati. Questi blocchi, oltre a ridurre la produttività, rappresentano una significativa perdita economica per l’operatore.

Infine, un inconveniente meno visibile ma altrettanto critico è il mancato sfruttamento del pieno potenziale delle biomasse. In molti casi, la composizione delle biomasse in ingresso non viene ottimizzata o trattata adeguatamente per massimizzare la resa del biogas e/o biometano. Residui con elevato contenuto energetico, come oli o grassi, possono essere sottoutilizzati, mentre una miscelazione inefficiente o un controllo inadeguato della biologia o dei parametri di processo (pH, temperatura, tempi di ritenzione) può limitare la capacità del digestore di degradare completamente la materia organica. Questo spreco non solo riduce la produzione di biogas, ma compromette anche l’equilibrio economico e ambientale dell’impianto.

Accorgimenti per una produzione efficace e ottimizzazione preventiva

Un apporto equilibrato di microrganismi garantisce un processo ottimale

È fondamentale un apporto bilanciato di microrganismi per garantire un processo di digestione anaerobica stabile ed efficiente. La digestione anaerobica nelle diverse fasi del processo, dalla degradazione delle matrici alla produzione di biometano, dipende non solo dalle matrici in ingresso e nutrienti, ma anche da microrganismi essenziali per la sintesi di enzimi e coenzimi che catalizzano reazioni biochimiche fondamentali.

Una biologia non correttamente bilanciata può rallentare il metabolismo microbico, portando ad effetti indesiderati e a una minore resa del biogas. Inoltre, squilibri a livello microbico possono favorire microrganismi meno efficienti e aumentare la produzione di gas tossici e dannosi come l’H₂S.

Il giusto equilibrio nutrizionale e fondamentale

Il biodigestore è come un organismo vivente, gli equilibri all’interno variano costantemente, per questo motivo è importante seguire una “dieta bilanciata”, monitorare evoluzioni ed eventuali fluttuazioni. Il confine tra apporto ottimale e tossicità è sottile, è fondamentale dunque monitorare attentamente la concentrazione di nutrienti nel sistema, attraverso analisi chimiche precise.

Anche in questo caso un apporto costante di microorganismi benefici può attutire scompensi biologici.

 

Aumentare la resa e sfruttare a pieno il potenziale delle biomasse

Prodotti specifici, come additivi microbiologici, possono:

  • Migliorare l’attività batterica all’interno del biodigestore, efficientando il processo di digestione anaerobica.
  • Stabilizzare le condizioni del reattore, riducendo i costi di gestione.
  • Aumentare la resa quali-quantitativa del biogas, ottimizzando il rapporto tra i sottoprodotti/rifiuti trattati e il biogas prodotto.
  • Sfruttare meglio il potenziale residuo insito nelle biomasse durante il periodo di ritenzione idraulica

EnzyVeba® Biomethane è una miscela simbiotica complessa di funghi e batteri proprietari selezionati, sotto forma di liquido naturale e completamente biodegradabile. I microrganismi presenti nel prodotto sono capaci di svolgere attività idrolitiche, acidogeniche e acetogeniche. Ossia, catalizzano la rottura di molecole complesse come cellulosa, lignina, grassi e amidi in composti più semplici come alcoli e acidi grassi volatili. Altri microrganismi della miscela, in grado di svolgere la metanogenesi, convertono quindi queste ultime in metano, anidride carbonica e acqua. Alcuni esempi dei genus di microrganismi presenti in EnzyVeba® Biomethane sono: Bacillus, Methanobacterium, Moorella, Methanosarcina, Methanosaeta, Methanococcus. Tra le specie figurano microrganismi mesofili, termofili e psicrofili, caratteristica che permette al prodotto di agire in un ampio ventaglio di temperature, e quindi in tutti i sistemi o fasi del processo di interesse.

Questo si riflette nella possibilità di:

  • Biodegradare matrici complesse, inclusi lignina, emicellulosa, cellulosa e cheratina, garantendo una digestione efficiente anche di sostanze recalcitranti.
  • Controllare parametri critici come pH, azoto ammoniacale e idrogeno solforato, migliorando la qualità del biogas prodotto.
  • Efficientare al meglio i tempi di ritenzione idraulica, rendendo il digestato più adatto alla distribuzione in campo.
  • Minimizzare l'uso di prodotti chimici e i costi operativi, offrendo un risparmio tangibile grazie a processi più efficienti.
  • Risparmiare energia elettrica sugli autoconsumi migliorando la fluidità del digestato e quindi ridurre i tempi di agitazione degli agitatori.

 

Conclusione

I biodigestori, insieme alla produzione di biogas e biometano, rappresentano una soluzione strategica per affrontare le sfide legate alla sostenibilità e alla transizione energetica. Investire in questa tecnologia significa trasformare rifiuti e sottoprodotti organici in risorse preziose, promuovendo la produzione di energia e gas rinnovabili e supportando concretamente l’economia circolare.

Con il continuo sviluppo di tecnologie innovative e soluzioni ottimizzate per incrementare la resa del biometano, il ruolo dei biodigestori è destinato a diventare sempre più centrale, aprendo la strada a un futuro energetico più sostenibile e responsabile.

Se stai cercando soluzioni per migliorare l’efficienza del tuo impianto e massimizzare la produzione di biogas e/o biometano, le tecnologie innovative di Paneco Ambiente possono fare la differenza: il futuro dell’energia verde è qui, e passa dai biodigestori.