Un data center richiede continuità operativa. Server, sistemi IT e infrastrutture di rete lavorano senza interruzioni e, di conseguenza, anche i sistemi destinati a smaltire il calore devono mantenere prestazioni stabili nel tempo.
Torri evaporative, chiller, scambiatori, serbatoi di accumulo, pompe e circuiti idraulici sono tutti parte di un sistema in cui la qualità dell’acqua ha un ruolo importante. Quando la componente organica aumenta e le condizioni ambientali favoriscono la proliferazione biologica, possono comparire alghe, mucillagini, biofilm e depositi che rendono più complessa la gestione dell'impianto.
La questione, quindi, non riguarda soltanto l'aspetto dell'acqua. Riguarda soprattutto ciò che può accumularsi sulle superfici e all'interno delle apparecchiature.
Indice dei contenuti
- Quando l'acqua del circuito smette di essere "solo acqua"
- Perché nei data center la manutenzione dell'acqua è particolarmente importante
- Non esiste un solo problema biologico
- Due approcci biologici, due esigenze diverse
- EcoCandy Jute Standard: per alghe, fitoplancton, DOM e torbidità organica
- Un punto fondamentale: non tutti i trattamenti biologici hanno lo stesso ruolo
- Il ruolo dei depositi calcarei nella proliferazione batterica
- E se l'impianto utilizza già il cloro?
- Dove può inserirsi un approccio biologico
- EcoCandy Jute Standard e sistemi con pompe e filtri
- EnzyVeba Mucilage o EcoCandy Jute Standard?
- Domande frequenti
- Raffreddamento dei data center: come gestire alghe, biofilm e depositi organici nei serbatoi e nei circuiti d’acqua
Quando l'acqua del circuito smette di essere "solo acqua"
In un sistema idraulico tecnico possono verificarsi condizioni favorevoli alla formazione di materiale organico: presenza di nutrienti, accumulo di sostanza organica, zone a basso ricambio, sedimenti e superfici permanentemente a contatto con l'acqua.
Nel tempo possono comparire depositi, melme, mucillagini e biofilm, cioè matrici organiche aderenti alle superfici che possono incorporare e trattenere diverse comunità microbiche.
Questi fenomeni possono interessare serbatoi, filtri, pompe, tubazioni e altre componenti dell'impianto. Il problema non è necessariamente un singolo episodio: spesso è la progressiva formazione del deposito che rende più frequenti le operazioni di pulizia e manutenzione.
Perché nei data center la manutenzione dell'acqua è particolarmente importante
In un impianto di raffreddamento, qualsiasi fenomeno che aumenti fouling, accumuli o necessità di interventi manuali deve essere gestito con attenzione.
Un deposito organico può contribuire alla riduzione della sezione utile di filtri e passaggi idraulici, favorire l'accumulo di materiale sulle superfici e aumentare la frequenza degli interventi di pulizia.
Per chi gestisce un'infrastruttura critica, la differenza tra una manutenzione programmata e un intervento resosi necessario in seguito a un intasamento è significativa.
L'obiettivo non è quindi limitarsi a rimuovere ciò che si è già formato, ma lavorare, dove possibile, sulle condizioni che favoriscono il fenomeno, facendo prevenzione.
Non esiste un solo problema biologico
Parlare genericamente di "alghe e batteri" rischia di semplificare troppo una situazione che può avere cause e manifestazioni differenti.
In alcune installazioni la criticità principale può essere rappresentata dalla presenza di alghe e fitoplancton, accompagnata da torbidità e aumento della materia organica disciolta.
In altre, soprattutto nelle zone tecniche e negli elementi di filtrazione o pompaggio, il fenomeno dominante può essere la formazione di mucillagini e depositi organici aderenti alle superfici.
Per questo una gestione biologica efficace dovrebbe partire dall'individuazione della criticità prevalente, anziché dalla scelta indiscriminata di un singolo prodotto.
Due approcci biologici, due esigenze diverse
Paneco Ambiente dispone di soluzioni biologiche che intervengono su problematiche differenti della matrice acquatica.
EnzyVeba Mucilage: per mucillagini, biofilm e accumuli organici
EnzyVeba Mucilage è sviluppato per la biodegradazione e la biorimediazione di mucillagini e accumuli organici.
Il prodotto trova applicazione in contesti caratterizzati dalla presenza di materia organica accumulata e può essere utilizzato in prossimità di sistemi di pompaggio e filtrazione, oltre che in vasche, serbatoi e altri ambienti umidi.
La sua azione è orientata alla degradazione della matrice organica e alla stabilizzazione dei depositi, con l'obiettivo di ridurre progressivamente il materiale che tende ad accumularsi sulle superfici e nelle zone più critiche dell'impianto.
La particolare biodiversità microbica del formulato consente di intervenire su matrici organiche differenti, comprese frazioni più complesse e recalcitranti.
Il punto fondamentale è quindi questo: quando il problema principale è rappresentato da mucillagini e depositi organici già presenti o che tendono a riformarsi, l'intervento deve agire sulla matrice responsabile dell'accumulo e non soltanto sulla sua manifestazione superficiale.
Sistema di dosaggio e applicazione:
Per garantire la massima efficacia del trattamento biologico, EnzyVeba Mucilage va impiegato in abbinamento al sistema di dosaggio Paneco Injection P1.
L'utilizzo di questa pompa (versione a 1 Bar) assicura un'iniezione precisa e costante del formulato, elemento cruciale per il mantenimento della corretta concentrazione microbica nell'impianto. Grazie al timer digitale integrato (programmabile su 24h/7gg), il sistema permette di automatizzare e modulare i dosaggi in base alle specifiche esigenze, mentre l'adescamento automatico e la protezione dei meccanismi interni (anche in caso di aspirazione d'aria per tanica vuota) garantiscono un funzionamento continuo, sicuro e a manutenzione minima. Il sistema, fornito di kit completo per l'installazione, si rivela particolarmente indicato e consigliato per il dosaggio in sistemi aperti, vasche, serbatoi e impianti di depurazione.
EcoCandy Jute Standard: per alghe, fitoplancton, DOM e torbidità organica
EcoCandy Jute Standard affronta una problematica differente.
È un biorimediatore algamodulante biodegradabile studiato per agire sul fitoplancton e sulla materia organica disciolta, contribuendo a prevenire la crescita incontrollata delle alghe e a ridurre la torbidità organica dell'acqua.
Il prodotto è costituito da una matrice vegetale e minerale inoculata con un biorimediatore di origine biologica. La sua applicazione è prevista in numerosi ambienti acquatici, tra cui cisterne e vasche di stoccaggio, oltre a laghetti, fontane, impianti di depurazione e altri sistemi con problematiche assimilabili.
Per un data center questo approccio può risultare interessante soprattutto nei comparti di accumulo o nelle vasche in cui la gestione del fitoplancton, della torbidità organica e della materia organica disciolta rappresenta una criticità.
L'effetto non è immediato: il prodotto entra in attività dopo poco più di una settimana e può mantenere la propria efficacia per un periodo indicativo di 2–4 mesi.
Un punto fondamentale: non tutti i trattamenti biologici hanno lo stesso ruolo
È proprio qui che diventa importante distinguere le due soluzioni.
Quando il problema è il deposito organico sulle apparecchiature: il focus è sulla biodegradazione di mucillagini, biofilm e accumuli.
Quando il problema è la proliferazione algale e l'eccesso di materia organica disciolta: il focus è sulla modulazione del fitoplancton e sulla stabilizzazione dell'ambiente acquatico.
La soluzione più corretta, quindi, non è necessariamente "un prodotto contro tutto", ma un protocollo costruito sulla criticità effettivamente presente nel sistema.
La gestione biologica non sostituisce automaticamente la gestione microbiologica dell'impianto
Questa distinzione è particolarmente importante nei sistemi di raffreddamento industriali.
Torri evaporative e altri sistemi che gestiscono acqua di raffreddamento devono essere inseriti in un programma complessivo di gestione dell'acqua, che comprenda manutenzione, monitoraggio, controllo dei depositi, corrosione, qualità dell'acqua e controllo del rischio microbiologico.
Il controllo della sostanza organica e dei biofilm può rappresentare quindi una componente del programma di gestione, ma non deve essere interpretato come sostituzione automatica delle procedure di disinfezione previste per l'impianto.
In particolare, il controllo della proliferazione di Legionella nei sistemi di raffreddamento richiede una gestione specifica e documentata. Le linee guida internazionali dedicano grande attenzione a biofilm, sedimenti, stagnazione, temperatura, disinfezione e manutenzione dei sistemi.
Il ruolo dei depositi calcarei nella proliferazione batterica
Un aspetto spesso sottovalutato è che le incrostazioni calcaree non rappresentano soltanto un problema di efficienza termica e idraulica: costituiscono un vero e proprio supporto fisico per la colonizzazione batterica. Le superfici incrostate, porose e irregolari, offrono nicchie protette in cui il biofilm — e con esso la Legionella — può aderire, svilupparsi e resistere più efficacemente ai trattamenti di disinfezione. Ridurre il calcare significa quindi ridurre i siti di ancoraggio disponibili per la proliferazione batterica.
In quest'ottica, il Sistema Anticalcare Descaler PRO rappresenta un complemento strategico all'interno del programma di gestione dell'acqua. Basato sul dosatore Paneco Injection P3 con timer digitale programmabile e sul formulato naturale NaturVeba Descaler, il sistema previene e rimuove i depositi calcarei da tubazioni, scambiatori di calore, torri di raffreddamento e caldaie senza eliminare calcio e magnesio dall'acqua e senza generare salamoie di scarico. Inoltre, il contenuto di acido lattico presente nel formulato conferisce una leggera azione batteriostatica, utile per contrastare la formazione di biofilm sulle superfici trattate. L'integrazione di un sistema anticalcare biotecnologico nel protocollo di gestione dell'impianto consente quindi di agire su un fattore predisponente — l'incrostazione — che favorisce indirettamente la proliferazione di Legionella e di altri microrganismi, rafforzando l'efficacia complessiva delle procedure di controllo microbiologico già in essere.
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E se l'impianto utilizza già il cloro?
È una delle domande più importanti da porsi.
Le due soluzioni biologiche non possono essere considerate semplicemente come un'aggiunta indifferente a qualsiasi trattamento esistente.
EcoCandy Jute Standard, ad esempio, richiede che l'acqua trattata non contenga cloro, candeggina, rame, alghicidi o altri antimicrobici per tutta la durata del trattamento.
Questo significa che l'eventuale inserimento di un trattamento biologico deve essere valutato in funzione del sistema esistente, delle modalità di gestione dell'acqua e degli obiettivi dell'impianto.
In un data center non si tratta quindi di scegliere astrattamente tra "chimico" e "biologico", ma di capire quale funzione deve svolgere ciascun trattamento e in quale punto del sistema.
Preventiva, non soltanto correttiva
La vera opportunità della biorimediazione è spostare la logica della manutenzione.
Invece di intervenire solo quando filtri e pompe sono già sporchi, l'obiettivo è ridurre le condizioni che favoriscono l'accumulo della componente organica.
Questo approccio è particolarmente interessante nei sistemi che lavorano continuamente, perché la prevenzione consente di programmare meglio le attività e di ridurre, dove possibile, la necessità di interventi straordinari.
Dove può inserirsi un approccio biologico
In un sistema di raffreddamento possono esistere diversi punti di attenzione:
Serbatoi e vasche di accumulo: qui possono diventare rilevanti torbidità, DOM, fitoplancton e depositi organici.
Pompe e filtri: qui l'attenzione si sposta soprattutto su mucillagini, biofilm e accumuli che possono interferire con il normale funzionamento.
Tubazioni e zone a basso ricambio: possono rappresentare aree favorevoli all'accumulo e richiedono una valutazione specifica del circuito.
Sistemi di ricircolo: la qualità dell'acqua deve essere gestita insieme ai parametri chimico-fisici e microbiologici dell'impianto.
In altre parole, il protocollo dovrebbe essere progettato partendo dalla configurazione reale del sistema e dalle criticità riscontrate.
EcoCandy Jute Standard e sistemi con pompe e filtri
Un aspetto tecnico merita particolare attenzione.
EcoCandy deve rimanere completamente immerso e viene normalmente posizionato in prossimità della superficie, preferibilmente in una zona caratterizzata da un leggero ricircolo. In presenza di pompe, filtri o altri elementi sensibili, sono previsti contenitori di sicurezza in acciaio inox proprio per evitare che eventuali fibre naturali rilasciate dal prodotto possano creare problemi alle apparecchiature.
Questo rende fondamentale distinguere il trattamento di un serbatoio di accumulo dall'inserimento indiscriminato del prodotto direttamente all'interno di una linea tecnica.
La configurazione dell'impianto deve sempre guidare la modalità di applicazione.
Un approccio più sostenibile alla manutenzione dell'acqua
La gestione biologica dell'acqua non significa semplicemente sostituire una sostanza con un'altra.
Significa intervenire sulla componente organica, sulle condizioni che favoriscono la proliferazione algale e sulla formazione dei depositi, integrando queste attività nella normale strategia di manutenzione dell'impianto.
Per un data center questo può tradursi in una logica di gestione più preventiva: monitorare la qualità dell'acqua, individuare precocemente la formazione di alghe e biofilm, intervenire prima che i depositi diventino un problema operativo e programmare le manutenzioni sulla base delle reali condizioni del sistema.
EnzyVeba Mucilage o EcoCandy Jute Standard?
|
Criticità |
Soluzione da valutare |
Obiettivo |
|
Mucillagini e depositi organici |
EnzyVeba Mucilage |
Biodegradare accumuli e matrici organiche |
|
Biofilm e residui sulle apparecchiature |
EnzyVeba Mucilage |
Ridurre la componente organica aderente |
|
Alghe e fitoplancton |
EcoCandy Jute Standard |
Modulazione della proliferazione algale |
|
DOM e torbidità organica |
EcoCandy Jute Standard |
Ridurre la componente organica disciolta |
|
Vasche e serbatoi di accumulo |
Da valutare in base alla criticità |
Gestire acqua, depositi e proliferazione biologica |
La scelta non dipende quindi dal nome del prodotto, ma dal fenomeno che si vuole controllare.
Domande frequenti
Un trattamento biologico può essere utilizzato in un data center?
Può essere valutato in specifici comparti del sistema, soprattutto dove siano presenti vasche, serbatoi, accumuli organici o problematiche algali o di depositi organici. La compatibilità deve però essere verificata in relazione alla configurazione reale dell'impianto e al programma di trattamento dell'acqua.
EnzyVeba Mucilage ed EcoCandy Jute Standard fanno la stessa cosa?
No. EnzyVeba Mucilage è orientato principalmente a mucillagini e accumuli organici, mentre EcoCandy Jute Standard interviene soprattutto su fitoplancton, DOM, torbidità organica e proliferazione algale.
È possibile utilizzarlo insieme al cloro?
No, in presenza di cloro ed altri alghicidi, il prodotto perde la sua efficacia in quanto verrebbe aggredito dalla sostanza chimica.
Quanto dura l'effetto di EcoCandy Jute Standard?
L'attivazione sarà di circa 15 giorni e la durata indicativa è di circa 2–4 mesi.
Quanto deve essere dosato?
Il dosaggio non dovrebbe essere presentato come un valore universale per un data center. I dosaggi dipendono dal tipo di intervento e che, per applicazioni più complesse, è consigliabile l'assistenza tecnica.
Qual è quindi la soluzione migliore?
Non esiste una soluzione unica valida per ogni impianto. Prima di scegliere un trattamento bisogna identificare il problema: alghe, fitoplancton, DOM, biofilm, mucillagini, sedimenti o altre forme di deposito.
In sintesi
Nei sistemi di raffreddamento dei data center, la qualità dell'acqua è parte integrante dell'affidabilità dell'impianto.
Alghe, biofilm, mucillagini e depositi organici non devono essere considerati soltanto un problema estetico: possono diventare una criticità gestionale quando si accumulano nei punti sensibili del sistema.
La biorimediazione offre un approccio complementare alla gestione tradizionale dell'acqua, intervenendo sulla componente organica e sulle condizioni che favoriscono la proliferazione biologica.
EnzyVeba Mucilage e EcoCandy Jute Standard rispondono a esigenze differenti: il primo è maggiormente orientato a mucillagini e accumuli organici, il secondo alla gestione di fitoplancton, DOM, torbidità e proliferazione algale.
Per un impianto complesso come quello di un data center, il punto di partenza non dovrebbe quindi essere il prodotto, ma la diagnosi della criticità e la progettazione di un protocollo coerente con il circuito, con i materiali presenti e con il sistema di trattamento dell'acqua già installato.
















